22. agosto 2026

Il mercato interno dell’UE è un miraggio

È una situazione che tutti conosciamo: nel negozio online un prodotto sembra perfetto e viene pubblicizzato con toni entusiastici, poi quando arriva a casa si rivela una delusione.

Una simile sensazione si fa strada quando si sogna l’«accesso privilegiato» al «mercato interno dell’UE». I sostenitori del pacchetto di accordi con l’UE ne parlano con grande entusiasmo.

Se non fosse che questo mercato interno non esiste affatto nella forma promessa. È quanto emerge da una stima del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ed è ciò che affronta ogni imprenditore svizzero che effettua piccole spedizioni verso l’UE.

Markus Somm ha descritto nel suo «Memo» un caso esemplare: un noto produttore svizzero di dolciumi la cui azienda è in fase di espansione ha completamente interrotto le esportazioni nell’UE a causa dei costi smisurati.

Estratto dall’elenco delle restrizioni imposte dall’UE

  1. Dal 2021 non è più in vigore il precedente limite di franchigia IVA di 22 euro. A titolo di paragone, gli Stati Uniti concedono un limite di franchigia di 200 dollari, il Giappone di 80 euro, la Svizzera di 65 franchi. Dov’è allora il cosiddetto rapporto «privilegiato» per il quale attingiamo abbondantemente alle nostre casse versando i contributi di coesione?

  2. A partire da luglio 2026 viene applicato un dazio di 3 euro per ciascuna categoria merceologica sulle piccole spedizioni fino a 150 euro; a partire da novembre si aggiungerà una commissione di gestione per le piccole spedizioni di e-commerce.

  3. Il produttore di dolciumi rifornisce anche altre aziende che a loro volta esportano la merce nell’UE. Le autorità nazionali interne dell’UE esigono regolarmente ulteriori chiarimenti in merito a ingredienti, provenienza e catena di fornitura. Forse qualcuno non ha ben capito il principio di «mercato interno»?

  4. Ora l’azienda deve redigere dichiarazioni di imballaggio aggiuntive per singoli clienti, poiché questi ultimi le richiedono per ottemperare agli obblighi del proprio stato o dell’UE.

Esportare negli Stati Uniti è più semplice che nell’UE

Di conseguenza, l’imprenditore preferisce esportare negli Stati Uniti e in Medio Oriente. Ecco le sue conclusioni, citate da Somm: «In pratica, per una piccola impresa svizzera quanto rimane del tanto decantato libero scambio con l’UE? Gli accordi bilaterali non risolvono quasi per nulla questi aspetti.»

Secondo una stima dell’FMI, gli ostacoli commerciali all’interno dell’UE corrispondono di fatto a un dazio di circa il 44% sui beni e del 110% sui servizi.

autonomiesuisse ribadisce in continuazione che i vantaggi economici del pacchetto di accordi vengono sistematicamente sopravvalutati, mentre i costi istituzionali – la perdita di sovranità, democrazia diretta e federalismo – vengono invece sminuiti. Vale veramente la pena per la Svizzera rinunciare al proprio DNA per inseguire un miraggio?