Lusinghe, pacche sulle spalle, obbedienza solerte: è a questo che l’Unione europea è stata finora abituata dalla Svizzera. Ora almeno il presidente della Confederazione Guy Parmelin sembra essersi svegliato. Alla trasmissione «Samstagsrundschau» di Radio SRF ha dichiarato apertamente la propria irritazione nei confronti del comportamento dell’UE. «Sono sorpreso da come stanno andando le cose», dice.
L’UE ha infatti preso decisioni in due ambiti che comportano gravi svantaggi per la Svizzera:
a partire dal 1° luglio l’UE intende imporre alla Svizzera dazi del 50% anziché del 25% sulle forniture di acciaio, non appena verrà superato un determinato contingente. È un’imposizione nettamente superiore anche ai dazi più elevati introdotti dagli Stati Uniti;
l’UE pretende inoltre che la Svizzera si faccia pienamente carico dell’indennità di disoccupazione dei frontalieri dell’UE che perdono il lavoro.
Cosa può fare Parmelin?
Riguardo a ciò, Parmelin ha messo in guardia la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Fate attenzione. Perché quello che state facendo potrebbe ritorcervisi contro.» La Svizzera fornisce infatti all’UE un acciaio speciale per componenti aerospaziali.
Ora il nostro Paese intende avviare negoziati per trovare un «compromesso», dichiara Parmelin. «Possiamo dire: va bene, se quello che ci offrite non è accettabile, vogliamo un risarcimento in altri ambiti», afferma il presidente della Confederazione. Quali siano questi ambiti, al momento non lo dice: «Ma ho qualche idea.»
Dov’è finita la «cortesia» dell’UE?
Parmelin ha affrontato il tema dei dazi sull’acciaio anche con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ricavandone però solo parole di cortesia prive di impegno. Va ricordato che da nessun altro Paese la Svizzera importa tanto quanto dalla Germania. Tradizionalmente, la bilancia commerciale della Svizzera con la Germania e con l’UE è in deficit. Dunque la Svizzera è un cliente prezioso per entrambe.
Perché allora la cortesia verso il cliente lascia così spesso a desiderare?
La condotta dell’UE ha aperto gli occhi
Parmelin è particolarmente «sorpreso» e teme che con le sue offensive l’UE possa generare insicurezza nella popolazione Svizzera. Era stato concordato «di non creare insicurezze del genere», finché sono aperte le discussioni sugli accordi quadro con l’UE. «Ciò non aiuta il nostro rapporto», riassume Parmelin.
Forse però il comportamento dell’UE è servito ad aprirci gli occhi, poiché dimostra che l’UE non è in prima istanza un partner amico – come affermano i suoi idealisti – bensì un blocco di potere che combatte sempre più disperatamente per difendere i suoi privilegi in via di estinzione.