12. settembre 2026

3 errori, 1 articolo: cos’ha realmente capito la SRF della legge europea sull’innovazione?

«Lo spazio economico svizzero rimane fuori» è il titolo con cui «SRF News» ha parlato della nuova legge dell’Unione europea sull’innovazione. Il messaggio che si vuole trasmettere è che la Svizzera non potrà beneficiarne fino a quando non sarà pronto il pacchetto di trattati con l’UE. 

Peccato però che la SRF, finanziata dalle tasse dei contribuenti, non abbia capito alcune cose della legge dell’UE. autonomiesuisse ha analizzato la proposta della Commissione del 9 settembre, secondo cui la nuova legge non distribuisce fondi, ma stabilisce come le autorità dell’UE debbano indire i bandi per i loro incarichi di ricerca. 

In un singolo articolo la SRF si sbaglia per ben tre volte. 

1. Si tratta di procedure, non di soldi 

Nella legge non si parla affatto di sovvenzioni. La proposta non crea né un fondo né un programma attraverso il quale le aziende possano ricevere mezzi finanziari, ma unifica le modalità con cui gli enti pubblici nell’UE possono appaltare ricerca e sviluppo e impartisce loro disposizioni sulla provenienza degli offerenti. 

Anche la cifra che la SRF cita a tale proposito è sbagliata. L’articolo afferma che il 50 % del denaro deve rimanere nell’UE. Nella proposta si dice che almeno la metà del lavoro di ricerca e sviluppo attinente a un incarico deve essere svolto in un Paese autorizzato. Si tratta quindi del luogo in cui si svolge il lavoro, non di flussi di denaro. 

È illuminante vedere come la Commissione motiva la sua legge: su 100 franchi di appalti pubblici, l’importo che nell’UE confluisce nell’innovazione ammonta a 60 centesimi, mentre negli USA è di 7.50 franchi. Questo dato rivela in definitiva che l’UE è dodici volte in ritardo. 

2. L’eccezione che la SRF omette

Fondamentalmente le imprese svizzere non potrebbero partecipare, scrive la SRF, il che è vero solo a metà. La proposta consente agli enti appaltanti di aprire il bando se il numero di offerenti adatti è troppo esiguo o se la procedura diventa sproporzionatamente costosa. In tal caso la gara viene aperta a Paesi che hanno un accordo sugli appalti con l’UE. La Svizzera ne ha due: l’accordo dell’OMC e l’accordo bilaterale del 1999. Grazie a questi due accordi, il resto del mercato degli appalti pubblici rimane aperto come prima.

Il pacchetto di trattati con l’UE cambierebbe poco le cose, il che sembra essere chiaro anche alla SRF: Bruxelles esige dapprima l’approvazione del pacchetto, poi un ulteriore accordo separato. Anche con i nuovi trattati con l’UE la Svizzera dovrebbe negoziare comunque l’accesso – alle condizioni stabilite dall’UE. Solo il prezzo da pagare è già fissato: a partire dal 2030 la Svizzera verserà ogni anno un contributo di coesione di 350 milioni di franchi invece degli attuali 130 milioni. 

3. Nemmeno i nomi sono corretti 

L’articolo cita la commissaria responsabile «Ekaterina Zareva». Il nome esatto è invece Ekaterina Zaharieva, responsabile a Bruxelles per le start-up, la ricerca e l’innovazione. Il direttore di Swissmem viene indicato come «Stefan Brubacher», due righe sotto una citazione che lo nomina correttamente, ossia Stefan Brupbacher. Sono inezie, che però attestano con quale accuratezza si sia lavorato. 

Chi ha bisogno di chi? 

In fatto di innovazione l’UE è di gran lunga più in ritardo della Svizzera. Ma raramente l’innovazione nasce da disposizioni statali. Nello European Innovation Scoreboard della Commissione europea, nel 2026 la Svizzera si colloca per la nona volta consecutiva al primo posto con il 141 % della media UE. 

Nessuno dei quattro Paesi europei più innovativi è membro dell’UE. Lo scorso anno, presso l’Ufficio europeo dei brevetti la Svizzera ha depositato 1096 brevetti per milione di abitanti. Seguono la Finlandia con 613, la Germania con 293 e gli Stati Uniti con 135.

Dei 25,9 miliardi di franchi spesi in ricerca in Svizzera (situazione al 2023), quasi 18 miliardi provengono da aziende private. Quando l’UE ha escluso la Svizzera dal programma di ricerca Horizon nel periodo 2021-2024, in tutti questi anni il Paese è sempre rimasto al primo posto nell’indice globale di innovazione. 

Perché l’UE resta indietro nell’innovazione?

Consideriamo per esempio una giornata specifica: il 9 settembre, mentre la Commissione a Bruxelles presentava la sua legge sull’innovazione, Apple annunciava la sua nuova Siri AI, la cui installazione è prevista per il 14 settembre sui dispositivi – tranne nell’UE. Il motivo è il Digital Markets Act, una legge UE che non è in vigore in Svizzera. Un caso isolato non è l’indizio di una tendenza, tuttavia rende l’idea: prima Bruxelles stabilisce delle regole che ostacolano le novità, poi viene varata una normativa sugli appalti nell’intento di riportare l’innovazione.

Con i trattati con l’UE la Svizzera, nell’ambito degli accordi sul mercato interno, accetterebbe il recepimento dinamico del diritto dell’UE e aderirebbe a un ordinamento che si autoesclude dalla concorrenza internazionale.

Perché proprio la prima della classe dovrebbe pagare per essere ammessa in classe?