Berna federale in modalità Orwell: l’«accordo di integrazione I» diventa i «Bilaterali III»
La Berna federale ha per caso introdotto di nascosto il «Ministero della Verità» del romanzo di George Orwell «1984», risalente a circa 80 anni fa?
Chi prima guarda i video esplicativi con cui la Confederazione dipinge gli accordi quadro con i colori più belli e poi legge la nuova perizia del rinomato costituzionalista Paul Richli, può giungere rapidamente a questo sospetto.
Richli, per molti anni rettore dell’Università di Lucerna, ha analizzato attentamente il corposo trattato di 120 pagine su incarico dell’Istituto per la politica economica svizzera (IWP), come riporta l’«NZZ».
I 7 fatti più importanti:
1. Il termine «Bilaterali III» è un «eufemismo delle conseguenze costituzionali». Sarebbe più corretto parlare di un «accordo di integrazione I».
2. In seguito agli accordi quadro con l’UE, perdono importanza il Consiglio federale, il Parlamento, i tribunali e i Cantoni. Devono recepire in larga misura il diritto di Bruxelles.
3. Il diritto di voto delle cittadine e dei cittadini svizzeri viene – testuali parole di Richli – «notevolmente limitato». L’UE, infatti, può adottare in qualsiasi momento «misure compensative» se la Svizzera non recepisce un atto giuridico comunitario.
4. Il Tribunale federale è vincolato alle pratiche della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Secondo Richli, ciò «non ha più nulla a che vedere con una soluzione bilaterale».
5. Sono i funzionari e i diplomatici a decidere chi fa parte del tribunale arbitrale. Richli prevede che avrebbero voce in capitolo soprattutto i rappresentanti dell’amministrazione, «interessati a una maggiore integrazione della Svizzera nell’UE». In breve, verrebbe penalizzata l’economia svizzera.
6. Le imprese e le associazioni svizzere avrebbero ben poca influenza sugli atti giuridici dell’UE, anche se il Consiglio federale parla con grande enfasi di una partecipazione al «decision shaping».
7. A seconda di come si evolve il diritto comunitario, possono verificarsi conflitti con il diritto svizzero. La «certezza del diritto» promessa dal Consiglio federale è un’illusione. Non ci sono garanzie nemmeno per la partecipazione al programma di ricerca Horizon – una leva comoda per Bruxelles con cui esercitare ripetutamente pressioni sulla Svizzera.
La conclusione: il Consiglio federale si impegna a fornire informazioni in modo «oggettivo, veritiero ed esauriente». Quello che sta diffondendo in questo momento, però, suona come propaganda. È quindi ancora più importante che sia il popolo ad avere l’ultima parola: con una votazione soggetta alla doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni.