23. gennaio 2026

Nuovi trattati con l’UE: possiamo ancora fidarci del Consiglio federale?

Oltre ad analizzare l’andamento del mercato svizzero, «Finanz und Wirtschaft» ha analizzato il rapporto di 121 pagine sulla consultazione relativa agli accordi quadro con l’UE e ha scoperto qualcosa di sorprendente.

Nel comunicato stampa e nella conferenza stampa, il Consiglio federale non ha fatto alcun riferimento alla questione fondamentale del referendum. Ora sappiamo per quale motivo. La maggioranza dei partecipanti alla consultazione si è infatti espressa a favore del referendum obbligatorio, contraddicendo su questo punto il Consiglio federale.

Il quotidiano economico scrive: «sebbene il Consiglio federale abbia trovato un certo sostegno tra i partecipanti più influenti, nel complesso il 45-55% si è espresso a favore del referendum obbligatorio».

L’ultima strategia di occultamento dimostra nuovamente che il Consiglio federale e l’amministrazione stanno facendo di tutto per presentare gli accordi quadro come una «necessità strategica» (citazione originale del ministro degli esteri Ignazio Cassis) e per farli approvare il più facilmente possibile con un referendum.

Il cuore della democrazia diretta soffre già

Il Consiglio federale non sembra affatto preoccupato dal fatto che rinomati costituzionalisti e la rivista «Finanz und Wirtschaft» siano convinti che in una «questione economica, politica e sociale talmente ampia» sia necessaria anche la maggioranza dei Cantoni. Soprattutto perché la Svizzera è una confederazione di Stati che ha avuto origine da Cantoni indipendenti e vive di federalismo, al contrario dell’UE fortemente centralista.

Ignorando deliberatamente fatti rilevanti, il Consiglio federale non solo viola gli interessi del popolo sovrano, ma sabota anche il dialogo equo, cuore della democrazia diretta. E questo prima ancora che la democrazia diretta venga limitata dall’accordo quadro con l’UE.