14. settembre 2026

Rudolf Strahm: perché i trattati con l’UE limitano i diritti popolari

Rudolf Strahm, ex consigliere nazionale del PS, economista e scrittore, è uno dei pochi ad aver letto con attenzione sia le 1200 pagine dei trattati con l’UE sia le 1086 pagine del messaggio del Consiglio federale. Per quest’ultima lettura ha addirittura pagato 159 franchi.

La sua conclusione è che gli accordi quadro con l’UE rappresentano un’ingerenza nei diritti della popolazione svizzera e chi lo mette in dubbio è «intellettualmente disonesto».

È proprio quello che Strahm voleva spiegare nella rivista «SP-Direkt», dove fino a poco tempo fa aveva carta bianca. Invece la direzione del partito ha posto il proprio veto. La «Sonntagszeitung» ha comunque pubblicato il testo in versione ridotta.

Ecco i 7 punti più importanti:

  1. Finora è mancata una riflessione approfondita sulle conseguenze durature e irreversibili per i diritti democratici.

  2. In base ai precedenti accordi bilaterali, la Svizzera ha recepito punti cardine delle direttive dell’UE e le ha trasposte autonomamente nella legislazione svizzera (metodo dell’equivalenza). Ora la Svizzera deve recepire i contenuti parola per parola (metodo dell’integrazione), con un massimo di due eccezioni.

  3. La Svizzera deve inoltre recepire la nuova legislazione dell’UE. In caso di controversia, è vincolante la decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) – un tribunale che secondo Strahm non è imparziale, ma ha il compito di promuovere il processo di integrazione.

  4. Se la Svizzera non mette in pratica le decisioni dell’UE, quest’ultima può imporre sanzioni, spiega chiaramente Strahm.

  5. Cosa succederebbe, per esempio, se un’iniziativa popolare fosse in contrasto con il diritto dell’UE? Perderebbe la sua validità oppure la votazione potrebbe subire sanzioni da parte di Bruxelles?

  6. L’evoluzione della libera circolazione delle persone nonché parti del diritto di naturalizzazione sarebbero in futuro influenzate dall’evoluzione del diritto dell’UE, il che è in contrasto con la Costituzione federale.

  7. Alla luce di queste argomentazioni, per Strahm è chiaro che i trattati con l’UE necessitano dell’approvazione da parte della maggioranza dei Cantoni.