19. ottobre 2026

Studio Swiss-Economics: chi trae vantaggio dall’immigrazione – e chi ne sostiene i costi?

Ogni anno arrivano in Svizzera in media circa 150’000 persone, e ne rimangono tra le 50’000 e le 100’000. Circa il 45 percento dell’immigrazione è legato all’attività lavorativa nell’ambito della libera circolazione delle persone. Il ricongiungimento familiare rappresenta il secondo motivo di immigrazione più importante, con una quota di circa il 25 percento. Oggi i Paesi dell’UE e dell’AELS costituiscono la principale area di provenienza, con il 73,1 percento degli immigrati, mentre l’immigrazione dai Paesi terzi è più contenuta e presenta un andamento decisamente più stabile.

Il problema

I benefici e i costi si distribuiscono in modo diseguale tra imprese, lavoratori, popolazione e Stato. Nelle decisioni di assunzione dei datori di lavoro incidono ben poco i costi a carico della collettività, così come gli eventuali benefici sotto forma di incrementi della produttività. È vero che l’immigrazione aumenta il prodotto interno lordo. Eppure, soprattutto per quanto riguarda gli alloggi, i trasporti e le infrastrutture, è la popolazione ad avvertire anche le conseguenze negative.

Esistono alternative migliori alla libera circolazione delle persone?

Bussola/Europa ha commissionato a Swiss Economics lo studio «Alternative Zuwanderungsregime für die Schweiz» (Regimi alternativi di immigrazione per la Svizzera). Tale studio merita attenzione: se la Svizzera vuole gestire l’immigrazione, i sistemi che prevedono un prezzo per l’immigrazione risultano i più efficaci. Paesi come il Regno Unito, Singapore, l’Australia e il Liechtenstein gestiscono l’immigrazione combinando in modi diversi fattori quali il mercato del lavoro, le caratteristiche, i volumi e i prezzi. Nessuno di questi sistemi può fungere da modello concreto per la Svizzera, ma questi Paesi offrono comunque indicazioni importanti.

Secondo Swiss Economics, a differenza della libera circolazione delle persone, i sistemi che prevedono una componente di prezzo consentono di raggiungere quattro obiettivi: influenzare i volumi, garantire l’accesso a figure specializzate, tenere conto delle esigenze regionali e assicurare una compensazione sociale. Sotto questo profilo, tali sistemi sono superiori a quelli basati su contingenti o criteri legati alle caratteristiche. La scelta della variante più adatta resta sempre una valutazione politica. Swiss Economics ha deliberatamente escluso dall’analisi il settore dell’asilo.

Quattro sistemi che prevedono un prezzo per l’immigrazione

Nel concreto, Swiss Economics ha esaminato quattro sistemi esemplari:

  1. «Benessere pro capite»: gli immigrati versano un forfait nei primi cinque anni, con alcune eccezioni, ad esempio per il settore sanitario. Le entrate vengono utilizzate per ridurre le imposte distorsive.

  2. «Compensazione sociale»: per cinque anni, i datori di lavoro versano una percentuale fissa del salario. l denaro viene destinato ai gruppi che subiscono maggiormente le conseguenze dell’immigrazione, ad esempio a causa dell’aumento degli affitti.

  3. «Preferenze locali»: la Confederazione stabilisce un importo di base, che i Cantoni e i Comuni possono aumentare o ridurre.

  4. «Fideiussione»: non si prevede alcun contributo. Il datore di lavoro risponde degli eventuali costi scoperti delle assicurazioni sociali mediante una fideiussione o un premio commisurato al rischio.

Secondo gli autori dello studio, nessun sistema risulta superiore agli altri in tutti i criteri. La scelta della variante da preferire dipende da quali costi si considerano rilevanti e da quali obiettivi si ritengono prioritari. Il secondo sistema, quello della «compensazione sociale», è simile al modello proposto da Kompass/Europa.

Alfred Gantner: «A pagare siano coloro che ne traggono vantaggio»

Ad esempio, Alfred «Fredy» Gantner, imprenditore e co-promotore dell’iniziativa, ha proposto in un’intervista al «Schweiz am Wochenende» che i datori di lavoro che reclutano figure specializzate dall’UE paghino un contributo proporzionale al salario. Con un salario di 50’000 franchi, il contributo ammonterebbe a 500 franchi all’anno; con un salario di 100’000 franchi, a 6000 franchi. Il denaro andrebbe redistribuito alla popolazione.

Secondo Gantner, per le imprese la libera circolazione delle persone è l’aspetto più importante degli «Accordi bilaterali». La popolazione, tuttavia, ha ragione di avere l’impressione di trarne pochi vantaggi. Lo infastidisce il fatto che i salari aumentano a malapena, mentre gli affitti e i premi delle casse malati continuano a crescere. 

Semplice, ma efficace

Con il modello di prezzi proposto, le imprese potrebbero continuare a reclutare personale all’estero in modo semplice, pagando però per farlo. «Assumere un collaboratore portoghese per un albergo continuerebbe a convenire», afferma Gantner. Per i banchieri d’investimento che percepiscono bonus elevati, il contributo sarebbe invece proporzionalmente più alto. Si potrebbe valutare un’esenzione per i settori dell’assistenza e della sanità, a causa della carenza di figure specializzate.

Ritiene che, in questo modo, le imprese tornerebbero a cercare più personale sul mercato interno. L’obiettivo non è ridurre al minimo l’immigrazione, bensì fare in modo che questa sostenga i «costi equi» che le competono. Nel lungo periodo, Kompass vorrebbe estendere il modello anche ad altre regioni del mondo.

autonomiesuisse accoglie con favore il dibattito suscitato dal nuovo studio.