10. marzo 2026

Studio Swiss Economics: «Gli accordi quadro con l’UE peggiorano la posizione competitiva della Svizzera»

Il Consiglio federale presenta regolarmente in modo positivo gli accordi quadro con l’UE. Affinché il Parlamento e il popolo possano formarsi un’opinione basata sui fatti, il movimento imprenditoriale autonomiesuisse ha commissionato a Swiss Economics SE AG un’analisi economica del pacchetto di accordi tra la Svizzera e l’UE. Il Prof. Dott. Mark Schelker dell’Università di Friburgo l’ha presentata il 10 marzo 2026 a Berna.

Qui di seguito, sono riportati alcuni dei suoi risultati.

1. Cambio di paradigma. Oggi la Svizzera adotta il diritto dell’UE prevalentemente su base volontaria e sempre autonoma. In futuro dovrebbe adottare automaticamente («dinamicamente») la nuova legislazione dell’UE in settori centrali quali la sicurezza energetica e alimentare, la libera circolazione delle persone e la direttiva sui cittadini dell’Unione. Un «opt-out» rimarrebbe possibile, ma comporterebbe misure compensative da parte dell’UE.

2. Restrizione dei diritti popolari. L’adozione dinamica del diritto limita fortemente la partecipazione del popolo e del Parlamento. La democrazia diretta perde importanza.

3. Svantaggi competitivi. Gli Stati membri dell’UE spesso applicano il diritto comunitario in ritardo, in maniera incompleta o non lo applicano affatto, e le sanzioni previste dal trattato UE sono per loro un’eccezione. La Svizzera, invece, può essere immediatamente sottoposta a pressioni con misure compensative. Ciò porta a distorsioni della concorrenza.

4. Maggiore burocrazia. La Svizzera dovrebbe anche adottare le norme UE che non sono adatte alla sua economia caratterizzata da PMI. Aumenta il rischio di una regolamentazione eccessiva.

5. Graduale ampliamento del potere dell’UE. Grazie a nuove interpretazioni del diritto comunitario, il campo di applicazione dei contratti quadro può di fatto ampliarsi. In questo modo, altre competenze potrebbero gradualmente spostarsi verso l’UE.

6. Concessioni costose. Con le «misure di accompagnamento» il Consiglio federale voleva assicurarsi le maggioranze in politica interna. Tali misure, però, indeboliscono la flessibilità del mercato del lavoro, uno dei principali vantaggi competitivi della Svizzera.

7. Meno margine di manovra nei confronti dei Paesi terzi. La Svizzera potrebbe perdere la libertà di concludere accordi propri con Paesi terzi, uno dei suoi punti di forza storici.

Gli accordi quadro non apportano quasi alcun beneficio economico

Il Consiglio federale sostiene la sua tesi con uno studio di Ecoplan, che il consiglio stesso ha commissionato: secondo tale studio, senza gli accordi quadro con l’UE, il PIL svizzero potrebbe registrare un calo del 4,9% circa entro il 2045. Lo studio presenta alcune lacune metodologiche. Una volta corrette queste incongruenze, l’effetto sul reddito pro capite della popolazione è nullo o al massimo marginale. È evidente che, a causa dell’elevata migrazione netta, con gli accordi quadro con l’UE la Svizzera continuerebbe a crescere soprattutto in termini di ampiezza, mentre il reddito pro capite stagnerebbe. Non sembra una strategia promettente per il futuro del modello di successo svizzero.

Lo studio di Ecoplan non è stato interpretato correttamente dal Consiglio federale e dai media. Gli effetti positivi sul reddito pro capite della popolazione ipotizzati sono errati. Il valore effettivo è pari a una frazione di quello indicato. La maggior parte di essi consiste in redditi da capitale aggiuntivi derivanti dagli immobili, a causa della carenza di alloggi. A ciò si aggiunge il fatto che lo studio di Ecoplan si basa sull’ipotesi irrealistica che senza accordi quadro gli «Accordi bilaterali I» verrebbero completamente meno.

Tenendo conto dei risultati dello studio di Swiss Economics, secondo autonomiesuisse per la maggioranza della popolazione svizzera (locatari di alloggi) gli svantaggi dei nuovi accordi quadro con l’UE superano nettamente i vantaggi. Inoltre, la posizione competitiva globale dell’economia svizzera ne risulterebbe indebolita. Il suo modello di successo verrebbe eroso dal peso della burocrazia dell’UE.

Durante la conferenza stampa, dalla co-presidenza di autonomiesuisse, hanno espresso il proprio punto di vista, tra gli altri, i seguenti imprenditori.

Dr. Luzius Meisser, imprenditore, CdA Bitcoin Suisse: «Con il metodo di integrazione concordato, il Consiglio federale e la Commissione europea scavalcano la democrazia. Per i settori interessati dal metodo di integrazione, non potremo più eleggere i politici che redigono le leggi vigenti. Anche la procedura di consultazione pubblica viene soppressa e i referendum potranno avere luogo solo sotto la minaccia di misure compensative. Nonostante tutte le belle parole, il comportamento della Commissione europea non è improntato al rispetto dei diritti di partecipazione democratica nel processo legislativo».

Prof. em. Dott. Giorgio Behr, imprenditore, presidente del CdA Behr Bircher Cellpack BBC Group: «L’accordo sulla riduzione degli ostacoli tecnici al commercio (MRA) è oggi praticamente irrilevante nella pratica e le innovazioni proposte comportano degli svantaggi. Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, le modifiche comportano un aumento dei costi e un’immigrazione ancora maggiore di persone non attive. I frontalieri e i lavoratori qualificati continueranno a venire in Svizzera anche senza questi adeguamenti negativi dell’accordo.»

Alexandra Janssen, imprenditrice, CEO di Ecofin Portfolio Solutions AG: «La Svizzera dispone di un’alternativa valida all’accordo quadro istituzionale con l’UE. È molto importante sfruttare in maniera coerente il margine di trattativa esistente. Ciò comprende riforme economiche e politiche di innovazione che rafforzino la Svizzera, nonché una strategia commerciale attiva al di là dell’UE. Una politica europea orientata al futuro dovrebbe quindi basarsi su due pilastri: una cooperazione pragmatica con l’UE e la tutela coerente dell’autonomia politica della Svizzera».

Quali sono le alternative?

La Svizzera deve rafforzare autonomamente la propria competitività. In alternativa al «Mutual Recognition Agreement» (MRA), la Svizzera potrebbe riconoscere unilateralmente le autorità di omologazione di altri Stati, in particolare dell’UE. In questo modo si eviterebbero doppie certificazioni e si ridurrebbero gli ostacoli per l’accesso al mercato.

La Svizzera può continuare a mantenere lo status quo con l’UE in modo pragmatico e il più possibile collaborativo. Un fallimento degli Accordi bilaterali I e II è molto improbabile. È possibile che si verifichino provocazioni sporadiche. Nel medio termine, il nostro Paese dovrebbe perseguire l’obiettivo di ampliare l’attuale accordo di libero scambio del 1972 trasformandolo in un accordo commerciale più completo, simile all’accordo CETA tra l’UE e il Canada. 

Indipendentemente dall’orientamento politico europeo, sono necessarie riforme interne per rafforzare in modo sostenibile la posizione della Svizzera. Ciò include una riduzione sistematica della burocrazia, la garanzia di stabilità finanziaria, la protezione del mercato del lavoro flessibile e le riforme delle istituzioni sociali, in particolare dell’AVS.