29. ottobre 2026

Trattati con l’UE: profitti privatizzati, conti socializzati?

I numeri utilizzati dalla Berna federale per promuovere i trattati con l’UE sono corretti? Hans-Peter Scholl, specialista in comunicazione ed ex media manager, ha ricontrollato i dati su LinkedIn – e fa chiarezza.

  1. Lo studio commissionato dalla Confederazione non misura i benefici dei nuovi trattati con l’UE – definiti eufemisticamente dai sostenitori «Accordi bilaterali III» –, bensì l’abbandono degli Accordi bilaterali I. Il loro effetto sulla crescita deriva principalmente dal fatto che in Svizzera vive un numero maggiore di persone – a causa dell’immigrazione e dei frontalieri. Se si esclude questo effetto, alla popolazione residente in Svizzera rimane fino al 2045 un aumento del PIL dello 0,9 percento – una sfumatura che nessuno percepisce nella quotidianità.

  2. I trattati con l’UE sanciscono per la prima volta a livello contrattuale il cosiddetto contributo di coesione, legandolo al PIL. Solo fino al 2036, la Svizzera dovrebbe versare all’UE 3,5 miliardi di franchi sotto forma di crediti d’impegno. Da quel momento in poi si entra nel vivo, con circa 350 milioni all’anno per la coesione e la migrazione. Chi ne trae vantaggio? Secondo Scholl, i profitti finiscono nei bilanci delle imprese esportatrici e dei grandi gruppi, che accolgono con entusiasmo l’accordo. I costi ricadono sulla Confederazione – ovvero sulle tasche dei contribuenti. Mentre i grandi gruppi dispongono di interi reparti dedicati agli affari legali e alla compliance, le PMI vengono penalizzate.

  3. Il prezzo più alto da pagare per i trattati con l’UE, però, è che gli elettori svizzeri perdono il diritto di codecisione. Secondo Scholl, ogni anno andrebbero recepiti oltre 570 atti giuridici dell’UE, di cui circa l’89 percento senza codecisione per la Svizzera. Il referendum rimarrebbe formalmente in vigore, ma un rifiuto verrebbe sanzionato dall’UE con misure compensative. Il Professor Tobias Straumann, storico economico, parla di un «membro di fatto passivo», con pieni doveri ma senza diritto di voto, e avverte che si sta profilando la più grande ondata di regolamentazioni della storia svizzera. I cantoni e i comuni finirebbero sommersi da una valanga di burocrazia.

Si dice che comanda chi paga. Nel caso dei trattati con l’UE sarebbe il contrario: noi paghiamo – e a comandare è Bruxelles.